L’Atletico Sesto, una società bistrattata
Rappresenta la continuità di una delle storie sportive di Sesto San Giovanni eppure oggi l’Atletico Sesto si trova letteralmente in mezzo a una strada. Dalla triste vicenda del Campo comunale Falck di via Generale Cantore dove svolgeva l’attività fino al sogno di ridare una scuola calcio al quartiere, il presidente Rossano Lamberti descrive la situazione paradossale di una società che vuole rinascere con un progetto preciso ma trova solo porte chiuse.
Origini gloriose. L’Atletico Sesto non nasce dal nulla, ma è il frutto di un percorso storico del calcio cittadino che affonda le radici nella Posal prima e nel Città di Sesto poi. Le persone che portano avanti questa realtà sono sempre le stesse che da anni vivono i campi di Sesto: lo stesso presidente Rossano Lamberti negli anni è stato allenatore e dirigente della Posal, oltre che allenatore e direttore sportivo del Città di Sesto. “Il cambio di denominazione in Atletico Sesto è stato un passo necessario per ripartire in modo pulito e trasparente - sottolinea Lamberti -, allontanando chi in passato ha fatto solo promesse mai mantenute o creato danni, e tenendo solo le persone giuste per far praticare sport ai ragazzi”.
Campo Falck. Il presidente dell’Atletico Sesto da anni si batte per questo campo del Comune che ha sempre gestito, ma dall’altra parte si fa finta di non sentire. “L’inquinamento rilevato dall’Arpa è diventata la scusa perfetta per tenere i cancelli chiusi - commenta -. La cosa assurda è sotto gli occhi di tutti: sulla stessa identica area ex Falck, nata sulle stesse scorie industriali, da una parte si ristruttura un centro gestito da privati, mentre dall’altra, dove c’è il campo storico della comunità, si lascia marcire tutto nell’abbandono. Quando si sceglie di far morire un campo di calcio - continua - anziché bonificarlo per ridarlo ai bambini e alle famiglie, a perdere non è una società sportiva, a perdere è tutta la città di Sesto San Giovanni”.
Ospiti al Manin. Per non morire l’Atletico Sesto, dopo la chiusura del Falck, si è trasferita al Campo Manin. “Il primo anno - spiega Lamberti - abbiamo dovuto pagare una quota alla società che gestiva l’impianto per poter fare due allenamenti a settimana e la partita domenicale. Il secondo anno per calmierare i costi ci siamo accollati interamente la pulizia e la gestione degli spogliatoi e di tutte le aree comuni. Abbiamo fatto tutto questo per tutelare i nostri atleti”.
Vietato il vivaio. L’episodio più doloroso in assoluto, secondo il presidente dell’Atletico Sesto, riguarda il tentativo di ricostruire al Campo Manin il settore giovanile. Alla guida istruttori qualificati e già venti bambini iscritti. “Avevamo acquistato i kit sportivi - racconta - ed eravamo pronti a coprire a nostre spese ogni singola polizza assicurativa. Non c’era un problema economico né un cavillo insuperabile ed eravamo pronti a risolvere qualsiasi dettaglio burocratico. Nonostante ciò, dopo appena un’ora dal primo allenamento, dal gestore ci è stato detto chiaramente e senza mezzi termini che qui i bambini non sono accettati. Un no secco, immotivato visto che la scuola calcio non danneggiava nessuno dato che l’altra società presente nel centro sportivo non aveva e non ha tuttora un settore giovanile. Il risultato: bambini in lacrime, genitori mortificati e noi costretti a restituire immediatamente ogni singola quota versata dalle famiglie”.
La beffa del Bando. Infine, quando l’Atletico Sesto ha partecipato al Bando di gara per l’assegnazione del Campo Manin, è stata esclusa per la mancanza di un requisito. “Era richiesta una gestione continuativa precedente di almeno tre anni. Un’assurdità - denuncia Lamberti -: la mancata continuità di gestione non è dipesa da noi, ma dalla chiusura del Campo Falck per problemi ambientali e dal blocco delle attività durante il Covid”.
Progetto sociale. L’Atletico Sesto in definitiva chiede di poter realizzare un progetto di prevenzione vera nel quartiere con prezzi popolari accessibili a tutti per venire incontro alle difficoltà economiche di tante famiglie. Non solo calcio, anche spazi di aggregazione con doposcuola, laboratori per i bambini, aree lettura e spazi di supporto per i genitori. “Offrire uno sport sano a partire dai cinque anni è l’unico modo reale per evitare che i giovani finiscano in mezzo alla strada, al degrado o alle baby gang nei parchi - rammenta Lamberti -. Abbiamo partecipato a bandi e presentato progetti completi, ma siamo stati lasciati soli senza alcuna speranza di poter mettere a disposizione del quartiere le nostre idee”.
Campo Falck. Il presidente dell’Atletico Sesto da anni si batte per questo campo del Comune che ha sempre gestito, ma dall’altra parte si fa finta di non sentire. “L’inquinamento rilevato dall’Arpa è diventata la scusa perfetta per tenere i cancelli chiusi - commenta -. La cosa assurda è sotto gli occhi di tutti: sulla stessa identica area ex Falck, nata sulle stesse scorie industriali, da una parte si ristruttura un centro gestito da privati, mentre dall’altra, dove c’è il campo storico della comunità, si lascia marcire tutto nell’abbandono. Quando si sceglie di far morire un campo di calcio - continua - anziché bonificarlo per ridarlo ai bambini e alle famiglie, a perdere non è una società sportiva, a perdere è tutta la città di Sesto San Giovanni”.
Ospiti al Manin. Per non morire l’Atletico Sesto, dopo la chiusura del Falck, si è trasferita al Campo Manin. “Il primo anno - spiega Lamberti - abbiamo dovuto pagare una quota alla società che gestiva l’impianto per poter fare due allenamenti a settimana e la partita domenicale. Il secondo anno per calmierare i costi ci siamo accollati interamente la pulizia e la gestione degli spogliatoi e di tutte le aree comuni. Abbiamo fatto tutto questo per tutelare i nostri atleti”.
Vietato il vivaio. L’episodio più doloroso in assoluto, secondo il presidente dell’Atletico Sesto, riguarda il tentativo di ricostruire al Campo Manin il settore giovanile. Alla guida istruttori qualificati e già venti bambini iscritti. “Avevamo acquistato i kit sportivi - racconta - ed eravamo pronti a coprire a nostre spese ogni singola polizza assicurativa. Non c’era un problema economico né un cavillo insuperabile ed eravamo pronti a risolvere qualsiasi dettaglio burocratico. Nonostante ciò, dopo appena un’ora dal primo allenamento, dal gestore ci è stato detto chiaramente e senza mezzi termini che qui i bambini non sono accettati. Un no secco, immotivato visto che la scuola calcio non danneggiava nessuno dato che l’altra società presente nel centro sportivo non aveva e non ha tuttora un settore giovanile. Il risultato: bambini in lacrime, genitori mortificati e noi costretti a restituire immediatamente ogni singola quota versata dalle famiglie”.
La beffa del Bando. Infine, quando l’Atletico Sesto ha partecipato al Bando di gara per l’assegnazione del Campo Manin, è stata esclusa per la mancanza di un requisito. “Era richiesta una gestione continuativa precedente di almeno tre anni. Un’assurdità - denuncia Lamberti -: la mancata continuità di gestione non è dipesa da noi, ma dalla chiusura del Campo Falck per problemi ambientali e dal blocco delle attività durante il Covid”.
Progetto sociale. L’Atletico Sesto in definitiva chiede di poter realizzare un progetto di prevenzione vera nel quartiere con prezzi popolari accessibili a tutti per venire incontro alle difficoltà economiche di tante famiglie. Non solo calcio, anche spazi di aggregazione con doposcuola, laboratori per i bambini, aree lettura e spazi di supporto per i genitori. “Offrire uno sport sano a partire dai cinque anni è l’unico modo reale per evitare che i giovani finiscano in mezzo alla strada, al degrado o alle baby gang nei parchi - rammenta Lamberti -. Abbiamo partecipato a bandi e presentato progetti completi, ma siamo stati lasciati soli senza alcuna speranza di poter mettere a disposizione del quartiere le nostre idee”.
Nino Pischetola
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